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La Cassazione del 29 luglio 2021 n. 21826 ha stabilito che, in tema di opposizione al decreto che rende esecutivo lo stato passivo del fallimento, nell’ipotesi di mancato deposito da parte dell’opponente di copia della decisione del giudice delegato, il tribunale deve sollecitare officiosamente la cooperazione delle parti nell’acquisizione di tale atto ovvero, in alternativa, accedere direttamente al fascicolo d’ufficio della procedura per riscontrarne il contenuto. Sul tema, la giurisprudenza di legittimità ha affermato che l’opposizione allo stato passivo, pur avendo natura impugnatoria, non è un giudizio di appello: il procedimento è disciplinato dagli artt. 98 comma 2 e 99 del RD 267/42 e non anche dalle disposizioni del c.p.c. (ex multis, Cass. nn. 4708/2011, 2677/2012, 9617/2016 e 21581/2018). La mancata produzione da parte dell’opponente di copia autentica del provvedimento giudiziale impugnato non costituisce causa di improcedibilità della domanda coltivata nel giudizio di opposizione (Cass. n. 17086/2016). L’art. 99 comma 2 del RD 267/42, nella parte in cui indica il contenuto del ricorso in opposizione, non fa riferimento alla necessaria allegazione del provvedimento impugnato, con la conseguenza che il deposito di copia autentica del decreto del giudice delegato – indispensabile ai fini della decisione – è consentita in qualsiasi momento fino alla decisione e anche nel giudizio di rinvio (Cass. n. 2677/2012). Tale orientamento non appare, tuttavia, univoco e la giurisprudenza di legittimità – anche in relazione alla peculiarità delle fattispecie esaminate (cfr. Cass. n. 2677/2012) – ha ritenuto applicabile l’art. 347 comma 2 c.p.c. (secondo cui l’appellante deve inserire nel proprio fascicolo copia della sentenza impugnata) al procedimento di opposizione allo stato passivo (Cass. nn. 17086/2016 e 19802/2015). La Cassazione n. 23138/2020 (cui ha fatto seguito anche Cass. n. 9339/2021), nel ribadire l’inapplicabilità allo speciale procedimento camerale della disciplina del c.p.c. (dettata per l’appello nel giudizio ordinario di cognizione), ha escluso l’operatività dell’art. 347 comma 2 c.p.c., precisando che la conoscenza del contenuto del decreto giudiziale impugnato in tale procedimento deve essere officiosamente acquisita dal giudice dell’opposizione mediante consultazione del fascicolo della procedura (artt. 90 e 96 comma 4 del RD 267/42). Il collegio incaricato della trattazione dell’opposizione, quindi, può acquisire tutti i documenti contenuti nell’unico fascicolo della procedura. In base all’art. 99 comma 2 n. 4 del RD 267/42, l’opponente, a pena di decadenza, deve soltanto indicare i documenti di cui intende avvalersi, già prodotti nel corso della verifica dello stato passivo innanzi al giudice delegato; in mancanza del deposito di uno di essi, invece, il tribunale deve disporne l’acquisizione dal fascicolo d’ufficio della procedura fallimentare ove esso è custodito (Cass. n. 25663/2020) e analogamente accade per i provvedimenti del giudice, compresi il decreto di rigetto, anche parziale, della domanda di ammissione al passivo, o quello che rende esecutivo lo stato passivo, nonché il progetto dello stato passivo al cui contenuto il decreto del giudice delegato faccia rinvio. Da ultimo, la Corte di Cassazione n. 21826/2021, pur condividendo tale orientamento, ha precisato che l’acquisizione al fascicolo del giudizio di opposizione del decreto del giudice delegato e, ove necessario ai fini della decisione sull’opposizione, anche della proposta formulata dal curatore nel progetto di stato passivo, può avvenire ad opera di parte a ciò officiosamente sollecitata dal giudice dell’opposizione. L’opposizione al decreto che rende esecutivo lo stato passivo di fallimento (art. 98 comma 1 e 2 del RD 267/42) è regolato dall’art. 99 del RD 267/42 e ad esso non trova applicazione la disciplina recata dagli artt. 339 e ss. c.p.c. in tema di appello secondo il rito ordinario di cognizione e, in particolare, dall’art. 347 comma 2 c.p.c. Pertanto, nel caso di mancato deposito da parte dell’opponente di copia della decisione del giudice delegato (non rientrante fra i documenti da depositare, ovvero da indicare, a pena di decadenza, ai sensi dell’art. 99 comma 2 n. 4 del RD 267/42) – indispensabile ai fini della decisione sull’impugnazione – il tribunale non potrà legittimamente definire l’opposizione con una pronuncia, di rito o di merito, fondata solo su tale omissione, dovendo, invece, sollecitare officiosamente la cooperazione delle parti costituite nell’acquisizione di tale atto ovvero, in alternativa, accedere direttamente al fascicolo d’ufficio della procedura.

23 agosto 2021 / Antonio NICOTRA

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